Il Vibrato

Ancora nell’Ottocento l’artificio espressivo del vibrato era indicato con termini differenti e veniva spesso classificato insieme agli abbellimenti. La standardizzazione che conosciamo oggi dell’uso del termine vibrato non era nota nell’Ottocento. Nei testi analizzati il vibrato viene indicato utilizzando svariati termini, che differiscono anche da una lingua all’altra: Vibrato, Tremolo, Oscillazione, Close Shake, Tremolamento, Bebung, Close Trill, Ondule’, Du Tremblement Serrè. In qualche caso appare anche l’indicazione“vibrate”.

Nei metodi strumentali troviamo la descrizione del vibrato solitamente inseritao all’interno del capitolo riguardante il suono e l’interpretazione oppure, più spesso,in quello sugli abbellimenti. In quanto abbellimento, dovrebbe essere usato solo lì dove la situazione espressiva lo richieda (agitazione, vigore) e non in maniera continua. Anche lì dove il vibrato è trattato in funzione della produzione del suono, non se ne consiglia un uso continuo.

Contrariamente a ciò che spesso si ritiene, nell’Ottocento il vibrato non sembra ancora essere diventato quella proprietà del suono, secondo cui ogni nota debba essere resa espressiva tramite l’uso del vibrato.

Nel caso del violoncello, le tecniche di produzione descritte sono principalmente due:

  • Il vibrato prodotto dal movimento tremulo della mano sinistra sulla tastiera
  • Il vibrato prodotto dal movimento oscillatorio della mano destra con l’arco.

Il vibrato prodotto dalla mano sinistra, prodotto dal movimento tremulo del dito che preme sulla corda, era quello utilizzato più spesso, mentre quello prodotto dalla mano destra si proponeva come una tecnica dell’arco usata per riprodurre l’effetto sonoro del vibrato grazie all’ondeggiamento della pressione dell’arco.

In molti metodi troviamo il vibrato rappresentato con un ghirigoro (linea orizzontale ondulata) di dimensioni diverse, breve squiggle, oppure lungo Ghirigoro lungo, alcune volte accompagnato dall’indicazione “vibrate”.