Divisione Ricerca e Sviluppo
La divisione Ricerca e Sviluppo (DRS) del Conservatorio della Svizzera italiana è stata istituita nel 2000 a completamento del profilo dell'istituto quale Scuola Universitaria di Musica (SUM). Da allora, la DRS si è ritagliata un ruolo attivo nella promozione di iniziative e di progetti trasversali ai diversi ambiti operativi dell’intera Scuola Universitaria.
Le attività della divisione sono orientate su tre linee principali:
- Produzione: sviluppo di progetti di ricerca che, oltre ad essere di interesse per la Scuola Universitaria di Musica, abbiano anche un forte impatto a livello internazionale
- Disseminazione: divulgazione dei risultati del mondo della ricerca all’interno della Scuola Universitaria tramite l’organizzazione di seminari, incontri e workshop con l’obiettivo di coinvolgere studenti e docenti integrando detti risultati nella pratica musicale
- Insegnamento: supervisione dei progetti finali di bachelor e master che presentino componenti di ricerca, così come lo sviluppo del programma di appoggio ai giovani ricercatori
I progetti di ricerca portati avanti dalla divisione Ricerca e Sviluppo sono definiti in diversi campi di esplorazione a 360 gradi, attraverso gli strumenti della Psicologia, della Filosofia, della Storiografia, della Sociologia e della Fisica, in una prospettiva d’indagine aperta a contributi e competenze diverse.
La DRS vanta una rete di partner istituzionali che comprende l'Orpheus Instituut (Gent, Belgio), la Fonoteca Nazionale Svizzera (Lugano, Svizzera), l’Accademia Internazionale delle Arti (Milano, Italia), oltre ad un network di ricercatori e musicisti riconosciuti in tutta Europa e l'America.
Progetto del mese
"Reviews reviewed". The principal research question is, How do critics justify their evaluative judgements of recordings? Critical or evaluative judgements are not expressions of someone’s like or dislike, but are offered as claims deserving the agreement of others. The possibility of such agreement depends on the kinds of reason used to justify the judgements within a mutually shared cultural context. A closer examination of reviews of recordings in prominent music magazines should help answer this and other questions.
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